Wrongonyou
Rebirth
di Carmine Della Pia

copertina

Un nome “scaricabarile”: Wrongonyou. Questa la definizione che lo stesso Marco Zitelli, musicista romano classe 1990, dà al suo progetto solista, “perché dipende da come lo leggi, se lo leggi te a me diventa, qualcosa di sbagliato su di me, se lo leggo io, è qualcosa di sbagliato su di te”. In seguito alla partecipazione a diversi festival internazionali (Primavera Sound, Home Festival) e alla pubblicazione di un Ep (The Mountain Man, 2016), esce il primo atteso disco del progetto Wrongonyou, Rebirth.
Una rinascita in più di un senso, arrivata in seguito a una gavetta fatta di tour in America a suonare il funk di James Brown e George Clinton; viaggio musicale al termine del quale Zitelli si è ritrovato nuovamente a scrivere canzoni a Grottaferrata, ma senza una dimensione o una direzione che fosse chiara. Indecisione che termina quando un professore di Sound Technology all’università di Oxford scopre alcuni brani caricati dal musicista su Soundcloud: è amore al primo ascolto, tanto che il nostro viene invitato ad Oxford per incidere una demo. Passo, questo, che avrebbe preceduto di poco l’intervento di Carosello Records, con cui arriva la pubblicazione del già citato The Mountain Man. Da qui, la rinascita, appunto.
Rebirth raccoglie in musica tutto il percorso del progetto Wrongonyou fino a ora: una raccolta di brani stupefacente, nel senso più puro del termine. Stupisce il sound cristallino dei brani: l’esplosione dell’opener Tree lascia spazio alla più riflessiva Prove It, scelta come primo singolo, e la title track Rebirth è puro esercizio di stile che mette in luce la voce sconfinata dell’artista.
Folk à-la Bon Iver come fil rouge, chitarre acustiche che spadroneggiano su vocalizzi da brivido come in Sweet Marianne, mentre The Lake incarna il gioiello dell’intero set: un saliscendi di percussioni di rara caratura. Chiude la struggente Killer, singolo già conosciuto: ballata solenne piano, voce e beat.
Sarebbe comunque riduttivo fermarsi ai richiami esterofili. Complice una pronuncia inglese impeccabile, per certi versi l’esordio di Wrongonyou ricorda, per impatto, un disco uscito ormai più di vent’anni fa a opera di una giovane cantautrice friulana tenuta a battesimo da una big della discografia italiana: Pipes & Flowers, di una certa Elisa Toffoli. Un’ “aliena” la quale, anni prima di diventare popolarissima e perdere un attimo la bussola, aveva spazzato via anni di melassa musicale all’italiana, portando in patria forse nessuna novità sostanziale, vero, ma di certo uno stile e un songwriting d’oltremanica che, almeno da queste parti, o non c’era o era suonato male. Allo stesso modo, Marco “Wrongonyou” Zitelli ci regala nuovamente la convinzione che anche da queste parti i musicisti ci sappiano fare e, si spera, gli ascoltatori abbiano ancora del buon gusto.


Pubblicato il 12/03/2018