Enjoy The Void
Enjoy The Void
di Carmine Della Pia

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“Unisciti al vuoto”: questo è l’invito di Sergio Bertolino e soci, che pubblicano il loro primo disco, Enjoy The Void. La band assemblatasi a Sapri muove i suoi passi da lontano, da molto lontano: dapprima a Torino, poi a Manchester, dove il vocalist Bertolino ha avuto modo di arrangiare tutti i brani qui presenti. Sarà poi l’incontro fortuito con il bassista Tony Guerrieri a trasformare quello che era nato come un progetto solista in una vera e propria band, composta da parecchi elementi, tutti particolarmente validi. Gli Enjoy The Void presentano un’interessante mistura di black music, rock ed elettronica, ricca di assoli e rimandi a una certa tradizione seventies capitanata da RollingStones e Aerosmith, fino a richiami anni ’90 a-là Lenny Kravitz. E già dalle premesse, non è affatto roba da poco.
The Most Sublime apre le danze e sembra una resa dei conti che non decolla, si tiene in bilico, e la circostanza non è necessariamente un male. Bertolino potrebbe strafare con quel bel piglio vocale black, ma non se ne vanta, e si tiene ben lontano dal sempre insidioso rischio caricaturale, specie quando ci si rifà, anche se solo di rinterzo, a mostri sacri del rock. Il riff elettrico deciso di Nanaqui conferma la formula, mentre Our Garden è una ballad notevole, scelta come primo singolo.
“La più grande ambizione degli Enjoy The Void è quella di elaborare uno stile personale, originale, che può richiamare tante cose, senza però assomigliare a nulla”, afferma il leader della band, e l’intento sembra perfettamente riuscito. Basti ascoltare il funk di Doubt o il rock blues di Don’t Tell Me No (forse i capitoli meglio riusciti del set) per comprendere l’estro di una band che non si illude di inventare nulla di inedito, ma che gioca sapientemente con schemi e sonorità datate, rendendole fresche e contemporanee.


Pubblicato il 18/06/2018