Slow Wave Sleep
L’Ultimo Uomo
di Davide Cosentino

copertina

Un disco difficilmente etichettabile, basato su un concept di derivazione futurista di discreta fattura, al quale non basta dedicare un paio di ascolti per scoprire le dinamiche che generano le numerosi metamorfosi che si inseguono in quest'ora e mezza di musica sperimentale.
Che Emilio Larocca Conte sia un chitarrista e compositore di colonne sonore lo si evince partendo dalla fine: gli otto minuti abbondanti della title track proiettano L'ultimo Uomo (debutto su Cockroach International) in una dimensione di assoluto valore. Electro-minimal e sintetizzatori progressive si fondono in patterns audiovisivi compiuti. Peccato però che il resto dei brani si perda in un ostinato tentativo di cucire le dinamiche strutturali del prog con arrangiamenti pop; e se in Caveat Emptor e Ragnarok il risultato è quasi epico, con la naturale predominanza delle prime, non si può dire lo stesso dei brani in cui a dettare il ritmo sono strofe improbabili o ritornelli monocorde (Shiroi, Chernyy Val's, Garbanotos Mintys).
A salvare la barca dal naufragio ci pensa la sapienza dell'autore che approfitta della lunghezza dei brani per arricchirli di stacchi synth-pop ben fatti e di un costante tappeto di elettronica, anche se a tratti abbastanza banale e ripetitivo. Parresìa si smarca bene e colpisce in contropiede con un beat azzeccato e una timbrica noir. Efficace l'utilizzo dell'autotune nella ricerca di una vocalità originale, anche se il risultato ottenuto da questo esperimento era già stato raggiunto con successo dai gothic rockers To Die For una ventina di anni fa: ma potrebbe essere solo una piacevole coincidenza.
Nel complesso, una meritata sufficienza.


Pubblicato il 03/08/2018