Hangarvain
Roots And Return
di Davide Cosentino

copertina

Premesso che trovo sinonimo di maturità artistica rilasciare un EP di cinque inediti (che fanno sei con la rivisitazione in chiave heavy di I Heard It Through The Grapevine di Marvin Gaye), vista la tendenza ormai consolidata negli anni di rifilare agli ascoltatori produzioni raffazzonate, spesso condite di riempitivi inutili e di indubbia qualità.
Gli Hangarvain, partenopei nel sangue e yankees nel cuore, si smarcano decisamente da questa dinamica. Con i precedenti Best Ride Horse e Freaks, seppur da angolazioni diverse, colpivano il bersaglio e si garantivano presenze sul palco assieme ad alcuni tra i mostri sacri dell'alternative grunge, del glam o del southern rock come Y&T, The Darkness, Hardcore Superstar o L.A. Guns. Esperienze e coerenza, oltre ai tanti chilometri macinati. Una mentalità vincente, a conti fatti. Anche perché non è per nulla semplice cimentarsi in un genere apparentemente ricordato solo da vecchi capelloni con gli spandex nel cassetto più nascosto dell'armadio di casa.
La voce di Sergio Toledo Mosca è indubbiamente il punto di forza della band; personalità da vendere, timbro ideale per ottenere ingaggi nei prestigiosi club di Venice durante la golden age dei vari Poison, Cinderella o Saigon Kick. Quasi mai derivativa, si perde un po' troppo nella ricerca del proprio limite in altezza e potenza lasciando scoperta la direzionalità, che garantirebbe una maggior variabilità delle melodie (Apple Body). Eccellente il lavoro alla sei corde di Alessandro Liccardo, mentre la sezione ritmica non si spinge oltre la normale amministrazione. Give Me An Answer, senza dubbio la traccia più internazionale, potrebbe rappresentare il definitivo distacco da quella patina provinciale che spesso blocca i nostri musicisti. Avanti così.


Pubblicato il 05/09/2018