Officine Bukowski
Il Primo Giorno D’Inverno
di Antonio Belmonte

copertina

Il primo giorno d’inverno è a suo modo un giro di boa, per tutti: la fine di un ciclo dalla quale prende vita un nuovo inizio, con tutta la contraddittorietà umorale del caso che si trascina dietro una stagione ostile ma paradossalmente orchestrata da un sole crescente. Questo l’humus narrativo che impregna il debutto della band bergamasca, che sceglie la presa diretta per sfoderare il più classico dei rock “femminocentrici”: quello insomma in cui l’istrionica cantante di turno – Debora Chiera nella fattispecie – viene solitamente lasciata libera di gigioneggiare all’interno una gabbia sonora più o meno turbolenta che, al netto di provvidenziali sorprese, risulta essere quasi sempre elettrificata con scariche di alt-rock novantiano made in USA (post grunge in primis).
Diciamo pure che anche a questo giro la ricetta classica, per quanto occasionalmente fortificata da inserti elettronici e folate trip hop (Neve, Zingara), non riserva particolari stacchi dalla convenzionalità. Dieci le canzoni in scaletta, tutte più o meno pervase da una strisciante sensazione di rabbiosità artificiosa – soprattutto le traiettorie vocali – tra le quali meritano un minimo cenno di accondiscendenza Chi Era Viola, impreziosita dal contributo vocale di Paolo Saporiti, Renée, nobilitata dalla 6 corde di Gian Maria Accusani e quella Anime che in apertura disco omaggia candidamente Charles Bukowski con i suoi spasmi acustici.


Pubblicato il 05/11/2018