Codename: Delirious
The Great Heartless
di Davide Cosentino

copertina

Dinnanzi all'ennesima band nostrana che solletica l'atavico provincialismo che ha reso ridicola la nostra scena (soprattutto quella del metal e affini), il demone dell'abitudine non poteva che propormi l'attesa della noia, prima di cliccare sul tasto play del lettore multimediale. E invece The Great Heartless spiazza chi scrive per la capacità di ridurre quasi del tutto il gap con le produzioni internazionali di questo genere.
Il debutto del quintetto milanese, prodotto da Agoge Records, si articola tra il metal core più classico - per intenderci quello di derivazione anglosassone che ha preso piede sulla scia del new metal a inizio millennio - e un rap metal molto piacevole. Droni e loops di pregevole fattura sono il collante tra i due mondi, lontani fra loro nonostante i numerosi esperimenti tentati, che per i Codename:Delirious diventano una vera propria arma in più. Screams e brutal vocals si alternano alle parti rapcore e a quelle pulite (quest'ultime marcatamente di stampo nordeuropeo, malinconiche, quasi gothic) con una precisione disarmante. Sembra di essere in un'enorme sala prove mentre suonano assieme Dog Eat Dog, Clawfinger, As I Lay Dying, Heaven Shall Burn e KSE...
Tutto è al posto giusto in questo disco, e non ha senso parlare di qualità del suono o della poco dignitosa presenza delle pelli in fase di registrazione; il materiale è valido e merita una possibilità.


Pubblicato il 19/11/2018