Vento dell’Altrove
Canzoni Orfiche
di Rinaldo Bartaletti

copertina

Fu un’amica comune a parlarmi di Giacomo Panicucci, un giovane piombinese autore di un volume di “prose liriche” e di un disco, un demo realizzato con tre amici a nome Vento dell’altrove (citazione da Pessoa) uscito nel 2016. Giacomo mi fece avere una copia di entrambi; il libro aveva vinto il XXIII Premio Campione, sez. opera prima. Quando lo lessi fui profondamente coinvolto dalla rappresentazione complessa e dalla varietà di immagini di grande forza evocativa, moderna e classica a un tempo, con una forte valenza musicale. Un magma allo stato fluido dove la speranza e il dolore, la vita e la morte, il bene e il male, il presente, il passato e una spinta metafisica verso il futuro facevano sì pensare a Baudelaire, ma in modo del tutto originale e attuale.
Quando ascoltai il demo rimasi colpito dall’originalità dei testi di Giacomo e della musica composta assieme a Gabriele Cavallini, sia pure in un prodotto acusticamente modesto. Dino Campana è un poeta che Giacomo ama particolarmente ed elementi campaniani erano già presenti nel demo; nel 2018 il gruppo ha pubblicato, stavolta con autorevole booklet e cura editoriale, il doppio album in considerazione con testi di Campana, originali o parzialmente rielaborati o ancora ispirati alla sua figura e alla sua poesia. Il caso ha voluto che in contemporanea all’uscita fosse bandito un premio nazionale da MEI e Centro Studi Campaniani per Canti Orfici in Musica; il gruppo aveva precorso l’evento e, peraltro, lo ha poi vinto.
Dino Campana è figura di primo piano della poesia italiana (e non solo) del Novecento. Il suo stile è quello che meglio si avvicina alla grande poesia simbolista francese e spesso la supera. Poeta tormentato, con ricorrenti problemi psichici (spesso indotti), nella sua opera, che anche dopo la sua precoce morte in manicomio ha faticato a entrare nel circolo della poesia alta del Novecento perché “fuori moda” e incompresa, affronta il dramma dell’esistenza in prospettiva quasi metafisica: la caduta, il male, ma anche il bello e le ricadute in un itinerario drammatico e profondo. Non è una facile lettura, ed è merito grande di un giovane cantore aver penetrato con grande lucidità e pulizia mentale questi testi, spesso violentati anche dagli editori.
Quale musica per simili poesie? Già il titolo ci dice l’importanza della musica nell’opera di Campana: Orfica è probabilmente da intendersi non solo come “di Orfeo”, l’inventore mitico della poesia e del canto, ma anche come esoterica di letture e interpretazione riservata agli adepti (i Misteri Orfici nella Grecia antica). Giacomo e Gabriele hanno saputo cogliere il respiro che promanava da quei versi e trovare le melodie giuste. Non poteva essere la canzone pop o rock per prodotti di puro consumo; doveva essere un servizio sacro e crediamo che ci siano riusciti in pieno. Il sapore dell’insieme, dove si mescolano ballate mai banali e brani “sinfonici” più complessi, con esaltanti momenti di illuminazione e cadute drammatiche, temi dolci e ossessive ripetizioni ritmiche, lirismo pensoso e lamento arabescato, con un sapore di tono ottocentesco (lieder) specie nelle parti di violino. In alcuni brani i versi di Campana vengono letti, con un accompagnamento musicale tipo “reading”, perché secondo l’autore le parole sono già una musica e non si deve alterarla.
Un lavoro di giovanissimi, ma già maturi, interpreti vocali e polistrumentali (Gabriele suona 4/5 strumenti diversi) in perfetta reciproca sintonia.


Pubblicato il 27/11/2018