Sarah Stride
Prima Che Gli Assassini
di Federica Dell'Isola

copertina

Devo ammettere che in genere sono molto critica sul cantautorato femminile. Anzi, sarebbe più corretto dire che non ho mezze misure: solitamente una artista mi piace tantissimo o non mi piace per niente. Spesso riscontro un fastidioso scollamento tra la voce e i testi ed è raro che mi piacciano entrambi.
Finalmente, però, dopo tanto tempo, ho trovato un disco che riesce ad amalgamare le due componenti come si deve. In poche parole, l’album di Sarah Stride, Prima Che Gli Assassini, mi è piaciuto moltissimo.
Realizzato in collaborazione con KoleLaca (Il Teatro degli Orrori, 2Pigeons) e Manuele Fusaroli (The Zen Circus, Nada, Andrea Mirò), il disco mette in risalto le sonorità del tutto personali dell’artista lombarda con un sapiente mix di rock, elettronica, parole e voce che porta a un risultato finale davvero lodevole.
L’aspetto più “italiano” del lavoro – nell’accezione positiva del termine – risiede principalmente nell’attenzione alla melodia (Megasentimento) e ai ritornelli di grande respiro (Gli Assassini) i quali, a loro modo, possono rimandare a brani storici degli anni sessanta/settanta; tuttavia non c’è mai nulla di scontato, e soprattutto non c’è nessun richiamo alla triade orribile del “sole-cuore-amore” che caratterizza taluni testi della musica italiana.
Questa fuga da ciò che è scontato si traduce in una musica ricca di sfumature che sa esprimere i sentimenti più diversi e contrastanti: dalla dolcezza alla confusione, dalla rabbia alla speranza. In questo lavoro Sarah Stride si fa acuta osservatrice dei pensieri e dei sentimenti umani, e cerca di capire come ciascuno di noi possa trovare un appiglio nella vita frenetica prima che gli assassini che abitano la nostra mente arrivino a rovinare la nostra pace. Brani come Catene Corte o Il figlio di Giove parlano di identità, della difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo, dei desideri e del loro scontro con la realtà.
La chiusura del disco, infine, in perfetta aderenza a un lavoro così introspettivo, è un candido omaggio a uno dei più grandi maestri di questo genere di musica: la cover de La Torre di Franco Battiato.
Finalmente un disco che ha qualcosa da dire.


Pubblicato il 11/12/2018