Giardini di Mirò
Different Times
di Luciano Bellanova

copertina

Quasi vent’anni di carriera al servizio di un’arte evolutasi col tempo anche in senso cross-mediale – ad esempio affrontando la sonorizzazione di opere cinematografiche – hanno permesso ai Giardini di Mirò di acquisire lo status di “punto fermo” nel mare di correnti del panorama alternativo italiano (e no). Questo perché il progetto si pone come traduttore di un certo modo “soave”, ma dinamico, di interpretare indie rock, post-rock, dream pop e shoegaze dagli anni ’80 in poi – generi che hanno una vasta copertura nell’area non tradizionalmente mainstream – affiancando a questa tendenza una preziosa eleganza, maturata senza dubbio insieme a una certa sicurezza nei propri mezzi.
Un ascolto panoramico della loro discografia mi fa pensare che i due anni di lavorazione di Different Times, il nuovo album appena uscito per 42 Records, siano immaginabili come un processo di sedimentazione: tutto quello che la forza narrativa della band si trascina dietro dopo l’impatto col background di ciascun componente e dei più o meno casuali collaboratori. Il fango che troviamo alla fine è composto da rabbiose esplosioni di cariche con innesco a tempo e a pedalini (Hold On) e momenti di secca in cui i crescendo prendono forma intorno ai testi (Fieldnotes), grazie anche alla giusta dose di collante elettronico e azzeccati tocchi di fiati (Pity The Nation).
La bellezza dei suoni e l’apparente semplicità della vena pop di Different Times riescono a mettere in moto flussi immaginifici che accorciano la distanza tra l’ascoltatore di turno e la visuale di Corrado Nuccini, Jukka Reverberi, Mirko Venturelli, Emanuele Reverberi, Luca di Mira, Lorenzo Cattalani (e insieme a loro gli ospiti Adele Nigro, Robin Proper-Sheppard, Glen Johnson e Daniel O’Sullivan, senza dimenticare il ritorno alla produzione di Giacomo Fiorenza). La sensazione, insomma, è che il lavoro di squadra si estenda anche al pubblico: la band stessa ha ammesso che l’album parla del tempo e della diversità, due argomenti che riguardano tutti, ci piaccia o meno.
I Giardini di Mirò sono tornati giusto in tempo per complicare le cose a chiunque avesse intenzione di stilare la propria classifica di fine anno: una scelta che forse ci darà modo di capire se abbiamo a che fare con un nuovo classico, come a rallentare lo scrolling distratto tra un video di Denzel Curry e un selfie di una raggrinzita Kim Gordon.


Pubblicato il 28/12/2018