Nero Kane
Love In A Dying World
di Vittorio Lannutti

copertina

Marco Mezzadri per pubblicare il suo secondo lavoro ha scelto di utilizzare il nickname Nero Kane. Affascinato dalle sonorità della frontiera tra Usa e Messico, Mezzadri si è recato in California per farsi registrare e produrre il disco da Joe Cardamone, uno che la sa lunga dall’alto delle sue collaborazioni con personcine come Jesus and Mary Chain, The Cult, The Stooges e Warren Ellis.
Al contempo assuefatto al blues e a certe sonorità che da esso comunque si allontanano Mezzadri si abbandona ad atmosfere nelle quali vengono evocati, seppure in modo non derivativo, Ry Cooder e i Calexico, i Giant Sand e i Doors, passando con scioltezza dai Velvet Underground più cupi (l’ipnotica Now the day is over su tutte). Non mancano tuttavia – e non poteva essere altrimenti – le aderenze al Nick Cave più intimista, sia nella versione spirituale (Black crows) che in quella più maledetta delle origini (Because I knew not when my life was good). Con Living on the edge of the night, invece, Nero Kane ci regala una ballata vibrante e accogliente, che fa il paio con le aperture speranzose della title-track.
Per onor di cronaca Love In A Dying World è anche il titolo di un film sperimentale girato dalla regista Samantha Stella durante il viaggio di Nero Kane attraverso quegli stessi paesaggi desertici e solitari della California che hanno egregiamente foraggiato la sua musica visionaria.


Pubblicato il 18/01/2019