Edda
Fru Fru
di Paolo Bartaletti

copertina

E Se, il singolo che anticipa l’uscita del nuovo album di Stefano Edda Rampoldi, presenta la solita provocatoria spregiudicatezza dei testi, accompagnata a una bella melodia, ma sono io suoi arrangiamenti disco-vintage a lasciare letteralmente di stucco. E più o meno anche per i restanti brani del lotto vale la stessa considerazione.
È lo stesso ex Ritmo Tribale, in sede di presentazione, a chiarire di aver cercato con questo nuovo lavoro la leggerezza, già annunciata dal titolo; e in effetti, più o meno tutte le tracce, così agghindate, fanno pensare a un pop scacciapensieri e vagamente nostalgico. In realtà, ovviamente, non è così, e gli ascolti ripetuti fanno scoprire che “il marziano” della scena musicale italiana è ancora ben piantato tra noi a sbatterci in faccia le sue e le nostre debolezze con il piglio della sfiorata sfacciataggine che nasconde la più candida delle timidezze.
E la genialità di citare Gigliola Cinquetti nel pezzo più intimo (e forse più bello), che non a caso si intitola Edda, o il classico Un’ora sola ti vorrei in quello più provocatorio (Italia Gay), non ha prezzo. Edda c’è tutto, quindi, e pare pure in ottima salute: ma in chi lo ha amato nell’anarco-rock di Stavolta come mi ammazzerai, ecco, questa veste pseudo spensierata potrebbe seminare perplessità.
Avremo tutto il tempo di metabolizzare - perché il personaggio lo merita - ma intanto capolavori come Saibene o Spaziale, con questa nuova impostazione “fru fru”, difficilmente potranno trovare spazio, e questo resta un innegabile peccato.


Pubblicato il 27/02/2019