Crevice
Pesci
di Monica Zinutti

copertina

Dopo tre anni di silenzio il trio milanese dei Crevice irrompe nuovamente sul mercato musicale con un nuovo esplosivo album, Pesci: otto brani dinamici e di facile presa scritti da Elia Biancardi. Belle le evoluzioni musicali che si ascoltano fin dal primo pezzo: un intersecarsi di rock e pop che riesce a dare come risultato un lavoro vario ed eterogeneo. La voce particolare di Elia Biancardi sa esattamente come assecondare le dinamiche dei brani valorizzandone il contenuto. Proprio su questo punto, se vogliamo muovere una piccola critica sulla produzione di questo lavoro, nelle parti dove i brani aumentano la loro dinamica, una batteria troppo irruenta sovrasta il volume della voce, facendone perdere quella forza impattante che invece si meriterebbe.
Il disco lo apre una calda Cioccolata, un brano dal sapore deciso e denso, proprio come la bevanda: il pezzo parte subito grintoso passando a un sound più lento per esplodere nuovamente in un continuo saliscendi di melodia. I Crevice utilizzano molta dinamica, che alterna arroganti piatti di batteria e graffianti chitarre a un sound leggero fatto di colpi di cassa e lievi note di basso, anche nei brani Dimmi, Liberi e Viola. Mentre Granito e Non chiamarla malinconia sono canzoni melodiose ma allo stesso tempo ricche di carattere. Stupido, invece, è ridotta all’essenziale, con un arrangiamento di poche note nel quale le parole diventano le vere protagoniste di un brano che racconta la storia di un cambiamento. E poi c’è lei, Pesci, che dà anche il titolo all’album: brano che si differenzia dagli altri per il suo sound effimero che va a toccare nel profondo gli abissi dell’anima.
Un gran punto di forza in questo album è senza dubbio la scelta della sequenza dei brani che rende l’ascolto oltremodo dinamico e diversificato, senza mai stancare l’ascoltatore.


Pubblicato il 11/03/2019