Dino Fumaretto
Coma
di Paolo Bartaletti

copertina

Mi imbattei in Elia Billoni (alias Dino Fumaretto) all’epoca del suo esordio sulla lunga distanza, e mi colpì per quella non comune capacità di fare un album rock utilizzando solo voce e pianoforte oltre che per una attitudine teatrale alla forma canzone che ricordava Giovanni Lindo Ferretti.
Sono trascorsi una decina di anni da quell'opera prima e sette dall’ultimo album, ma il nucleo del nuovo lavoro del Nostro sta ancora tutto lì; certo, ora c’è la sublimazione elettronica - affidata a Iosonouncane - a rendere pertinente ogni richiamo al krautrock e ci sono altri suonatori a dividersi la scena. Ma il buon Elia continua a declamare testi di onirica oscurità e delicata ironia con l’incalzante lena degli attori da palcoscenico e con un piglio dark wave che rimanda, tanto per scomodare paragoni illustri, al primo Nick Cave (Bicchiere) o all’incedere post-punk di Ian Curtis e compagni (Innocuo sogno di rivolta).
Album di non semplice assimilazione ma di grande valore per gli amanti delle scene e dei nomi sopra ricordati.


Pubblicato il 15/04/2019