The Doormen
Plastic Breakfast
di Antonio Belmonte

copertina

In quel loro percorso di graduale conversione a un rock più ruvido e moderatamente psichedelico i Doormen, malgrado tutto l’impegno profuso, sono riusciti ad affrancarsi solo in parte dalla new wave di Editors e Interpol, così come da certi chiaroscuri U2ici (The Real Process).
E anche a questo giro, per quanto il citazionismo rientri negli standard e le pedaliere atmosferiche dei maestri del genere vengano emulate con più oculata parsimonia, la band ravennate rimane ancora un po’ imbrigliata in quelle posture epiche e notturne, ai confini dello stadium rock, che hanno brandizzato i nomi di cui sopra (l’ombra di Paul Banks e soci su Everything For You e Autoreverse).
A ogni modo l’inasprimento delle chitarre (più distorsioni e meno delay) sembra giovare agli arrangiamenti e i brani girano a puntino nonostante qualche sbandamento identitario.


Pubblicato il 16/04/2019