Vinicio Capossela
Ballate Per Uomini E Bestie
di Paolo Bartaletti

copertina

Torna Re Vinicio, e lo fa in grande stile; messi da parte il divertissement del rebetiko e il folklore popolare della Cupa, riprende il discorso iniziato con Ovunque Proteggi attraverso una lirica sontuosa che, con grazia e maestria, racconta le storie di varie bestie per inchiodare alle proprie responsabilità un genere umano che non riesce più a riconoscere come tale; e lo fa citando Keats (La Belle Dame Sans Merci) o Oscar Wilde (Ballata Del Carcere Di Reading) o la vecchia favola dei fratelli Grimm de I Musicanti Di Brema, ma plasmando ogni parola con una ricercatezza maniacale che sfiora la perfezione, quasi costringendo la musica ad adattarsi ai contenuti.
E nella sua spietata analisi l’album rappresenta probabilmente il lavoro più politico e impegnato del Nostro: con ogni probabilità il Capossela di Che Cos'è L’amor non tornerà più, ma il processo di maturazione artistica lascia presagire sviluppi da autentico leader della scena folk-cantautoriale internazionale. Gli arrangiamenti etnici risultano perfetti, come sempre (in alcuni brani c’è la preziosa partecipazione di Theo Teardo, ma l'intero parterre di ospiti è comunque prestigioso), e anche le melodie, seppur necessitanti di diversi ascolti, alla fine arrivano e colpiscono nel segno.
Non un album semplice, ma un grande ritorno, saturo di contenuti, da assaporare lentamente.


Pubblicato il 29/05/2019