Gianluca Gill
Disco Quantistico
di Antonio Belmonte

copertina

Un concept album prodotto dal canadese Tim Gowdy alla Funkhaus di Berlino le cui canzoni, scritte in compagnia di un micio dentro un appartamento non lontano dall’Etna, tramutano la fisica quantistica in musica leggera guardando al bizzarro fisico americano Jack Sarfatti, a Battiato e a Popper, tra chitarre acustiche e drum machine, tra onde gravitazionali (Cerchi in uno stagno) e allegoriche ruspe concettuali (Una particella), tra commoventi omaggi a chi purtroppo non c’è più (Attentato) e citazioni di paradossali esperimenti passati alla storia (The cat is both alive and dead). Surrealismo sfrenato? Perdizione onirica? Stordimento lisergico? Nulla di tutto questo: più semplicemente il nuovo disco di Gianluca Gill.
Davvero in gamba il cantautore catanese a gigioneggiare, alla stregua di un novello Luca Urbani, tra semiserio futurismo e raffinata leggerezza, tra canzone all’italiana e misurata sperimentazione.


Pubblicato il 15/06/2019