The Great Divide
Union Reloaded
di Davide Cosentino

copertina

Come spesso accade di fronte a releases come questa, è prassi abbastanza consolidata dedicarsi all'ascolto del disco partendo dall'ultima traccia, bilanciando le aspettative poco rassicuranti e mischiando un po' le carte in tavola. E infatti, dopo l'ascolto di Sleeper, possiamo solo spendere parole di elogio per Union Reloaded, re-masterizzazione su Agoge Records di Union dei capitolini The Great Divide.
Ai generosi ammiccamenti ad uno dei maestri del genere come Joseph Arthur, comunque mai eccessivamente derivativi, seguono bordate di american hard rock di clamorosa qualità. Grinder vi fionderà in un tunnel di ricordi, odori e percezioni a cui siete epidermicamente legati, se ci siete cresciuti assieme. Divided si spinge addirittura su ritmiche psychobilly con grinta e slancio da vendere. E non si può non menzionare la notevole produzione che ne confeziona il suono esattamente come sui migliori banchi made in LA. Ci chiediamo allora da dove arrivasse il pregiudizio iniziale, se non da trent'anni di provincialismo esasperante, che toglie persino la curiosità, verso le band nostrane. Quel provincialismo nell'artwork del compact disc e persino nella scelta dei nomi delle canzoni. A questo giro annientato dall'urlo di Mauro Pala sull'incipit di Heroes.
Tonnellate di watts, chiamatele metal, AOR, glam o come diavolo vi pare, che puzzano maledettamente di anni '80. E a noi quella puzza piace assai.


Pubblicato il 30/08/2019