Alex Cremonesi
La prosecuzione della poesia con altri mezzi
di Andrea Belmonte

copertina

Una sala di museo dalle pareti nere accoglie, sotto una timida luce bianca, cinque tele: poesie di poche righe tratteggiate col nero su fondo bianco, messaggi in bottiglia lasciati naufragare nelle orbite di chi guarda. Una sedia davanti a ogni opera, abbastanza vicina da cogliere quel che c’è scritto ma non abbastanza da non sentirsi invasi dal buio intorno, soli davanti a quelle parole in una sorta di seduta di auto-analisi.
Entri, ti siedi e ti fermi, seduto, occhi al quadro, giusto il tempo che ti serve per farti raccontare qualcosa di te; leggi quello che qualcun’altro ha scritto a modo tuo con chissà quale pensiero in testa e lo porti nel tuo mondo - che poi è questo lo scopo di tutta l’arte - .
Non si potrebbe raccontare diversamente La prosecuzione della Poesia con altri mezzi, album che è anche installazione artistica, buono tanto per un ascolto domestico quanto per una performance multimediale in una galleria d’arte contemporanea.
Cinque frammenti poetici che Alex Cremonesi – autore, compositore, fondatore di quel fenomeno musicale e culturale che ha il nome di La Crus - ha “dato in uso” a una lunga lista di artisti che annovera vecchie glorie e nuovi talenti, con l’unica richiesta di farne ciò che volessero; le tracce sono state assemblate utilizzando tutto il materiale sonoro pervenuto, partendo dall'asserzione di Joan Mirò secondo il quale "è la materia che detta l'opera, che la impone”.
Il risultato è un disco eterogeneo, mai uguale, che mostra un nuovo colore ad ogni ascolto. Un bellissimo quasi-paradosso,considerato che il materiale di partenza sono cinque, brevi, elementi poetici, che conferma una volta di più quanto l’arte, quella che resiste al tempo e alla catalogazione, sia principalmente fiero esercizio di personalità.
Da avere.


Pubblicato il 14/12/2019