The Criminal Chaos
Surreal Reality
di Davide Cosentino

copertina

C'è chi sostiene, e noi siamo tra questi, che il picco creativo e qualitativo del rock - nelle sue molteplici sfumature e varianti - sia stato tra il 1967 ed il 1995. Per motivi di varia natura, sociale ma non solo. Gli ultimi tentativi di rianimare il “paziente” - affetto da una forma cronica e inarrestabile di involuzione generalizzata - hanno portato alla nascita del post-rock, che in alcuni casi ha raggiunto cifre stilistiche ed emotive di notevole interesse.
I Criminal Chaos col post-rock non c’entrano nulla, ma sono anzi qui a dimostrare che ci sbagliamo e che c’è ancora qualcuno in giro nelle cui vene scorrono forti e veloci il sangue e l’adrenalina dei tempi che furono. Provenienti da diverse esperienze ma con la ventennale comune passione per sudore, palchi e studi di registrazione, i nostri ci provano con Surreal Reality, un disco a tratti immediato ma non scontato. E nemmeno derivativo, eccezion fatta per qualche ammiccamento all’ultimo Ozzy (Light Vibrations) e al primo Cantrell solista (Eden). L’eccellente produzione, affidata all’italo-americano Fabrizio Grossi, rappresenta la ciliegina sulla torta di un disco a tratti coinvolgente ed emozionante (Chemical Days, The Future).


Pubblicato il 26/01/2020