Daniele Sepe
Le Nuove Avventure Di Capitan Capitone
di Vittorio Lannutti

copertina

Dopo l’omaggio a Gato Barbieri di The Cat With The Hat dell’anno scorso, il musicista napoletano pubblica il terzo episodio della saga di Capitan Capitone, divenuto, ormai, il suo alter ego. Come in ogni disco di Sepe vi hanno partecipato decine di musicisti, tra i quali Stefano Bollani, Mario Insegna e il rapper ShaOne, solo per citarne alcuni: per dire, questa volta, infatti, Sepe ha coinvolto persino un coro di bambini, perché, a suo dire, è più efficace investire sulle nuove generazioni che non sui finti rivoluzionari giovani di oggi. Bambini, peraltro, che sono stati coinvolti in una delle più riuscite e, passatemi il termine, paracule canzoni che Sepe abbia mai scritto: Cazzimao: brano-filastrocca in cui deflagra più che mai il suo punto di vista anarcocomunista attraverso la storia che vede come protagonista il bambino bullo Cazzimmao, trasfigurazione di alcuni politici attuali.
Tuttavia, se questa rimane la migliore canzone del disco, e a parere di chi scrive, almeno finora, anche canzone del 2020, le altre diciassette canzoni non sono certo da meno quanto a peso specifico. A partire dalla revisione piratesca della Marcia di Brancaleone fino al tripudio di ironia della trap di Romeo & Giulietta 2.0, passando dal posse-folk di Abu Tabela (nel quale vengono omaggiati gli Almamegretta di Figli di Annibale) e dal funky-jazz “zappiano” de “”Il corpo morto, in cui Sepe ironizza sugli odiosi ambienti degli aperitivi dei fighetti. Se in Zingari ci viene ricordata l’allegria di questa pacifica popolazione nomade nel country-napoletano de Il trombettiere di Custer si racconta la storia di questo trombettista originario di Sala Consilina, ovviamente non senza ironia. Suscita ilarità il divertissement di Lapo & Gonzalo nel quale l’immondizia diventa simbolo di ricchezza: il miglior modo per esorcizzare l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti a Napoli.
Infine, a rimarcare quanto il compositore partenopeo sia un maestro inarrivabile nel miscelare suoni e stili, arrivano Uagliun & Uagliole, con quel suo sound che fonde ritmi africani e balcanici sul riadattamento di un testo molisano, il blues tutto napoletano di Chesta è a vita mia e l’affascinante Bacilecito trasteverino, nel quale si sente l’eco della mai abbastanza celebrata Gabriella Ferri.
Che altro dire? Con questo disco Sepe ci regala ancora una volta la sua ecletticità e la sua encomiabile ostinatezza nel voler fottutamente rimanere sempre e comunque all’estrema sinistra. Per fortuna!


Pubblicato il 21/03/2020