Yokoano
Le Onde
di Davide Cosentino

copertina

Solo chi ha vissuto l’era dell’analogico si ricorderà l’odore e le sensazioni che si provavano entrando nei negozi di dischi, soprattutto quelli di nicchia, i quali, per i cultori della musica underground, rappresentavano un luogo sacro dove gli occhi si incrociavano con quelli del commerciante che ti informava puntualmente sull’arrivo o meno del nuovo LP della tua band di riferimento. Il resto del tempo era un continuo trotterellare di dita sui 33 giri negli scaffali, costruendo la memoria delle discografie degli autori. Altri tempi di cui non è praticamente rimasto nulla. Se non qualche piccola scintilla di autonomia emotiva, nell’epoca della massificazione digitale di gusti e suoni.
Tutto questo per dire che l’uscita del nuovo album degli Yokoano ripercorre a suo modo i sentieri percorsi con simile entusiasmo. Dani Marceca, ex Pornoriviste e leader della band, riassicurandosi le prestazioni dell’eccellente Dario Magri dietro le pelli, riformula la line-up con gli ingressi di Mattia Foglia al basso (Il Moro) e Simone Ceriotti alla chitarra (Mr.Fry e Crom Invasion). Le Onde prosegue il discorso dei precedenti Ventre (2013) e Yokoano (2010), pestando quando possibile sull’acceleratore (Le Onde, Il Mio Stato, Etere), alternando fraseggi puliti a mid tempos che oscillano tra il punk rock e il metal (Aldilà, Credo, Io Non Esisto).
Il tutto condito dalla particolarissima melodia delle linee vocali di Dani. Tra le poche band italiane ad avere un’identità propria e un trademark particolare che la rendono unica e quindi indispensabile, pur articolandosi tra i meandri di generi e sottogeneri che sembrava avessero dato tutto (e di più) negli ultimi quarant’anni. Yokoano sinonimo di ottima musica indipendente.


Pubblicato il 24/05/2020