Martingala
Anima Incolta
di Luciano Bellanova

copertina

Anima Incolta dei Martingala è l’EP che segna il ritorno della band laziale a tre anni di distanza da Realismo Magico Mediterraneo, già recensito a suo tempo su queste colonne. Quelle dodici tracce ci avevano fatto conoscere una band potenzialmente capace di intrigare l’ascoltatore anche poco avvezzo all’ascolto meno mainstream. Un’autoproduzione riuscita a metter su un sound tra il mistico e il moderno geneticamente modificato per non annoiare e far da partner al racconto dei testi da cantautorato già maturo. All’epoca avevo considerato quel disco un ottimo biglietto da visita per organizzare un bel po’ di live e recuperare la grana spesa nel processo creativo e promozionale. Credo sia necessario tener conto anche di questi aspetti, quando ci si approccia a prodotti dagli umili natali, oltre a quelli tecnici e culturali. Al netto della saturazione da marketing profilato dei canali di informazione e intrattenimento, non c’è niente di più efficace di eventi dal vivo ben organizzati per continuare a credere in un progetto musicale, che il fine sia il guadagno o la semplice espressione dell’artista.
Le quattro tracce di Anima Incolta - quindici minuti scarsi in tutto - costituiscono una sintesi ancora più efficace del discorso articolato dai Martingala. Amore e solitudine raccontati nei testi passando per una rinnovata passione nel montare l’immaginario surf ben sopra il livello del mare, dove ritroviamo le voci da angelo dello spazio à-la Andrea Laszlo De Simone e i diavoli impigliati nel rauco blues-rock di momenti à-la Black Keys pre-Lana Del Rey.
Ancora un’autoproduzione: paradossalmente il risultato è meno raffinato di R.M.M. e conferma nuovamente l’idea di musica più adatta a essere valutata da direttori artistici piuttosto che da giornalisti. Perché Anima Incolta, fondamentalmente, non aggiunge molto all’estetica e al cuore della band, confermando a suo modo l’identità del progetto, in quel suo essere soprattutto una manciata di canzoni che fanno venir voglia di vedere la band dal vivo, soprattutto adesso che l’attuale situazione di emergenza ha praticamente ammutolito i piccoli palchi e i piccoli studi, ancor prima di danneggiare l’industria musicale da classifica.


Pubblicato il 04/06/2020