Kings oF Subhumans
The Past is Over
di Davide Cosentino

copertina

The Past Is Over è l’ultima fatica dei KOS, acronimo di Kings Of Subhumans, “power duo romano che naviga con sicurezza le vie dell’alternative rock”, recita la bio. La stessa che prosegue con “un disco oscuro, ma con molti lampi di energia improvvisa, in grado di camminare nello spazio siderale alla ricerca di nuovi mondi”.
Trattasi invece di grunge della prima ora (e la cosa in sé sarebbe anche affascinante), ma non si scorgono né oscurità né avventure spaziali alla ricerca di nuovi mondi. L’energia invece c’è, ma esplode in modo confuso e molto entropico e trasmette una devozione quasi commovente per quella splendida parentesi musicale e sociale che partendo dai sobborghi di Seattle irradiò nel giro di qualche mese l’intero globo, creando un fenomeno con pochi precedenti e sicuramente nessun successore.
Il sound è veramente grezzo, sporco e quasi vintage, e se fosse stato un demo datato 1991 sarebbe stato sicuramente il demo dell’anno. Il punto forte dei KOS, oltre all’attitudine che filtra quasi epidermicamente e che riesce magicamente a riportarci, questa volta sì sideralmente, a quegli anni (per noi che abbiamo avuto la fortuna di viverli), è senza dubbio la voce: brutale, diretta, sicura e capace di caricarsi il disco sulle spalle. Strano, perché di solito accade sempre il contrario. Lo stesso non si può certo dire del resto, che assomiglia più ad una presa diretta del live conclusivo della band di punta del liceo. Le tracce più interessanti Ghost Town, la titletrack e The Upsidedown (molto Mother Love Bone).
Veramente tanti gli spunti di similitudine con i vari AIC, Soundgarden, Mudhoney, Screeming Trees e compagnia, ma tutto sommato chissenefrega. Fa quasi piacere. Un disco junk per veri junkies, quali molti di noi, dopotutto, siamo.


Pubblicato il 30/09/2020