Francesco Bianconi
Forever
di Paolo Bartaletti

copertina

Per il proprio esordio solista, anticipato in primavera da due sontuosi singoli (Il bene e L’abisso) e poi rinviato per l’emergenza sanitaria, Bianconi sceglie di puntare su ciò che sa fare meglio: scrivere belle melodie in stile classico, cantarle con la sua voce suadente e arrangiarle con deliziose partiture d’archi. E a questo mix è sufficiente aggiungere un pianoforte, i fiati dell’onnipresente Gabrielli e una manciata di ospiti importanti (da Rufus Wainwright che canta in italiano a Kazu Makino dei Blonde Redhead, per citarne un paio) per sfornare un coraggioso album di musica classica da camera moderna con qualche istantanea folk, mettendo al bando ogni velleità pop e la ingombrante sezione ritmica, alla ricerca della scarna e pura sensibilità scevra da inutili sovrastrutture.
E all’inevitabilmente malinconica tessitura sonora si accompagnano testi importanti, a volte scritti a quattro mani con l’ospite di turno (Fàika Llìl Wnhàr, composta e cantata in arabo con Hindi Zhara, è semplicemente incantevole) e a loro modo personali, impegnati e politici, senza nessun filtro. Lavoro minimalista e di grandissima qualità; la definitiva conferma del valore di Bianconi anche, e soprattutto, lontano dai Baustelle.


Pubblicato il 16/10/2020