RFC
Anarchia Sentimentale
di Pamela Antonacci

copertina

Cosa accadrebbe se tutti fossimo anarchicamente sentimentali? Probabilmente ci sarebbero un sacco di corna in giro e diversi occhi neri, insomma ne più ne meno di quello che accade oggi ma forse con meno ipocrisia e sensi di colpa. Sicuramente un degno sottofondo alle notti libertine e trasgressive alla ricerca di “anarchiche” da conoscere, potrebbe essere il nuovo lavoro degli RFC, se non altro per il titolo “Anarchia Sentimentale” appunto. Colori sgargianti permeano addirittura la copertina del cd che, malizioso, ci fa l’occhiolino dagli scaffali del negozio. Premesso che avrei i miei dubbi che un indiavolato genere Ska possa essere la colonna sonora perfetta per cuori che “passano all’azione”, è invece fuori discussione che le sonorità che aprono le danze possano costituire il divertimento di una serata, magari d’estate. Ad accoglierci Estate 2002, appunto, che riassume e da un idea immediata delle storie che si srotoleranno durante l’ ascolto del cd: trombe, sax e batteria per un ritmo sostenuto che porta il tempo a ricordi di vacanze adolescenziali. Questo “clima” pervade anche altri brani (Ci hai rotto il c*z*o, Superfighetto, o Mamma punk) che si addentrano in temi che vorrebbero essere ironici e surreali ma i cui testi, un po’ superficiali e poveri, non tengono il passo con le musiche e scadono in frasi retoriche. Ad un primo impatto sembra quindi che i brani si ripetano in accordi già ascoltati, dando la sensazione che il cd si snocciolerà in monotone copie, e che l’impronta del disco, dia vita ad infiniti cloni. Ma non è così. Proseguendo gli RFC danno fondo alla loro fresca esperienza risucchiando tutte le risorse accumulate. E vengono magicamente a galla canzoni quali La mia ragazza a triplo risvolto. Melodia lenta e cullante che nella seconda parte si tramuta in un rock violento che a sua volta si trasforma in basi psichedeliche che affondano nel basso e conferiscono un retrogusto amarognolo al brano.
L’ascesa del gruppo culmina nell’arrangiamento, a parer mio, maggiormente riuscito, ovvero in Vedi blu, connubio tra basso e batteria che si intreccia in un rock noise con connotazione heavy a svelare un anima nera anche sottolineata da una voce roca che “veste” perfettamente questo brano a differenza che negli altri. Un discorso a parte meritano gli “intermezzi”.
In Maria carissima vagiti hard core sfumano subito nel finale. Sballo 1 affonda le unghie in radici giamaicane profilando uno stato d’animo post- sbronza, post- canna insomma post. Il sound reggae sfuma per cedere il passo a Sballo 2 crogiolato in assoli rockeggianti a rendere questi siparietti piacevoli e che nell’economia del cd servono ad allentare un ritmo altrimenti troppo teso come la corda dell’impiccato.
Slalomando tra intermezzi, cloni e meritati applausi l’arrivo al traguardo mostra il fiatone di un equilibrio non ancora raggiunto ma che, pur in bilico, svela coerentemente un anima anarchica priva di regole e imposizioni che allo stesso tempo riesce ad incuriosire e stuzzicare i palati che da tempo masticano questo genere.


Pubblicato il 16/06/2004