Regina Mab
Booq
di Vittorio Lannutti

copertina

Con questo “Booq” i Regina Mab esordiscono a livello ufficiale, anche se vantano già una discreta produzione con tre album autoprodotti e una manciata di demo. Provengono da Verona e, senza pretesa alcuna di strafare, propongono un ottimo pop-rock, piacevole e dignitoso. Accostabili, in particolare per le molodie ai Negramaro, si esprimono molto bene con le chitarre, sia quando riescono abilmente ad intrecciarle, come nella serrata Non per il cuore, sia quando la sei corde preferisce prendersi un acido ed intraprendere un bel viaggio nei meandri di un blues-stoner, come nella breve ed intensa Ora di punta o nella percussiva Le ricette di tua madre. Qua e là dispensano buon funky, miscelandolo di volta in volta con il pop (All’anima) o con un tirato rhythm’n’blues (Senza rose).
Il quintetto veronese non pago di ciò, dà la sensazione di sentirsi stretto nella formula pop, in particolare quando ad un brano come Gioie del mio regno preferisce cambiare visibilmente registro stilistico attribuendogli un bizzarro finale dalle affascinanti e incandescenti tinte jazz-free hardcore.
Tra i testi, quello che merita un approfondimento è Formiche, per il suo richiamo alle problematiche dell’inquinamento, ma senza retorica e con una giusta dose di ermetismo.
Come dicevamo all’inizio, niente di nuovo sotto il sole: a suo modo un ottimo pop-rock, ben curato ed interessante, proprio perché si lascia contaminare da generi d’impatto meno immediato.


Pubblicato il 25/01/2007