Le Luci Della Centrale Elettrica
di Sara Bracco

Una scrittura per canzoni e non solo, che nasce dal buio e dalla solitudine ma che subito dopo si confronta con la luce del pubblico. Registi di canzoni e di scritti che si concedono alla carta o alla platea di un teatro, Vasco Brondi (in arte Le luci della centrale elettrica) ed Emidio Clementi (leader dei Massimo Volume) è chiaro che si facciano mezzo di leggerezza e peso delle parole, per distillare esperienze e sensazioni vissute sulla pelle, l’anima e le ossa.
Non importa quale sia la forma, l’essenziale è darne voce; ed eccone la prova a breve dalla rassegna stampa tenutasi nel pomeriggio di domenica 15 novembre che i due artisti hanno concesso al pubblico di “Scrittori in Città” e ai molti fans riuniti per l’occasione per quello che si preannunciava uno spettacolo del tutto particolare.
A cominciare è Vasco Brondi con una performance per sola voce e chitarra legata a momenti di lettura tratti dal suo ultimo libro in uscita per Baldini Castoldi Dalai "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero".
Un incrocio di umori che passa da Produzioni seriali di cieli stellati, Stagnola e Piromani, momenti in frammenti e di rabbia lampante, il tutto racchiuso in una gabbia semielettrica solcata da esplosioni rumorose, frangenti meramente strumentali e letture che fuoriescono come da un generatore automatico di pensieri.
Il turno poi spetta al gruppo bolognese dei Massimo Volume, densi già da subito per scaletta e presa scenica: la prima traccia di "Lungo i bordi", Il primo Dio, a seguire Sul Viking Express poi La città Morta. Versatili come sempre i Massimo Volume imbrigliano il pubblico tra riff evocativi e liquidi assoli, raffinati nelle introduzioni per basso o impreziositi dalle delicate ma incisive incursioni di batteria…E poi c'è sempre lui, Emidio con la sua voce e il suo canto recitato, memorabile in pezzi quali Coney Island, Fuoco Fatuo o Vedute dallo Spazio, quest'ultima che qui si accompagna alla lettura di Vasco Brondi.
Concludendo, di concerti così si è persa purtroppo l'abitudine, quelli che senza troppi giri di parole ti lasciano a bocca aperta.


Pubblicato il 08/12/2009