Verdena
di Francesco Pizzinelli

Il prezzo popolare (10 €) favorisce una notevole affluenza e anche se non si registra il tutto esaurito era davvero un pezzo che non mi trovavo costretto a parcheggiare l’auto così lontano dall’ingresso del mitico Velvet: alla cassa degli accrediti mi viene consegnata una busta con dentro bio della band, due consumazioni e un paio di adesivi del Club, ”e lo vedi” - penso – ”cosa vuol dire essere ‘alternativi’ ma con una major alle spalle…”.
La calca mi costringe ad assistere al concerto nelle retrovie ma dagli urletti (pavloviani) intuisco una predominanza femminile, anche se non più di primissimo pelo (ooopss!) - insomma una massa di lontani acquirenti del primo omonimo, targato 1999 - che nel frattempo sono diventati grandi…E i Verdena con loro, ormai lontani dall’immagine di “sbarbi” e ormai ufficialmente adottati dall’esigente “comunità indie” che inizia a perdonargli cotanto successo.
A questo punto faccio outing: no, non ho ascoltato tutto il disco nuovo, solo qualche traccia qua e là. Ne ho sentito parlare in positivo, a volte in negativo, comunque un lavoro che decisamente non sta lasciando indifferenti: al secondo posto nella classifica delle vendite alla prima settimana di uscita, al momento ha già perso 18 posizioni perché ad ogni uscita nuova l’hype si sposta e se non sei veramente mainstream resti inevitabilmente indietro…Sì, insomma, un picco glicemico, ma ora il paziente si sta stabilizzando.
Sul palco i tre (più l’innesto del “quarto” Omid Jazi ai cori e alla chitarra di rinforzo) danno prova di un amalgama già buono, nonostante queste siano le prime date del nuovo tour: Roberta in particolare interpreta i brani con intensità, a volte sembra tarantolata, insomma non si risparmia, e vale anche per Alberto, pur se come al suo solito piuttosto taciturno con il pubblico…Ah ecco, il pubblico: l’iniziale entusiasmo va via via calando, sfociando in momenti di palpabile imbarazzo dove gli applausi appaiono quasi di circostanza. La verità è che i brani nuovi sono ostici, per nulla adatti alla dimensione live seppur non brutti in senso assoluto…E allora la medicina si chiama Valvonauta: ho sempre saputo che i tre non amassero troppo riproporla dal vivo, classico atteggiamento di chi disconosce il proprio brano più famoso, quasi vergognandosene (ma sono in buona compagnia: Fossati, per dirne uno, “La mia banda suona il rock” ormai nega quasi di averla scritta, nonostante da anni stia sfamando lui, i figli e pure i nipoti, ma questa volta pensano bene di sfoderare l’asso, insomma di lanciare l’esca buona…E infatti il pesce abbocca, eccome: Velvet in delirio e di nuovo visi sorridenti intorno a me.
Il live volge al termine, ed anche i Verdena si prestano al giochetto del menevadomatantononèvero, rientrando dopo pochi minuti di senza però proporre nessuno dei “singoli” mancanti in scaletta, come Phantastica o Angie.
Mentre, belando dal freddo, mi dirigo verso l’auto, penso già a cosa scriverò nel pezzo: sono bravi i Verdena? Si, sono bravi a fare quello che fanno…A volte però, in mezzo a tante sfumature e alla psichedelia, ci si dimentica che la cosa più difficile di tutte, forse, è proprio essere semplici. E Valvonauta ha 4 accordi.


Pubblicato il 10/02/2011