Afterhours
di Paolo Bartaletti

Piombino - Piazza Bovio - 29/07/2011


Che cos’è la felicità? L’ultimo giorno di lavoro prima delle agognate ferie estive e, per la serata, il concerto degli Afterhours sotto casa! Già, dopo anni di trasferte più o meno lontane per apprezzare i live di Agnelli e compagnia fa quasi impressione pensare di poter cenare a casa con tutta calma ed uscire per i quattro passi che separano dalla suggestiva location scelta per la data di “casa mia” del tour estivo. E l’unica perplessità nasce proprio dal luogo; Piazza Bovio è senz’altro un luogo stupendo, ma la sua estensione sul mare la rende esposta ad ogni vento e poco propensa ad una degna acustica per concerti. Fortunatamente il dio Eolo è clemente e, a parte qualche sparuta folata (che porta suoni e testi direttamente sulle coste della vicina Isola d’Elba) il deflagrante wall of sound arriva pressoché intatto sin dall’inizio, quando il gruppo guidato da un Manuel Agnelli con improbabile maglia attillata senza una manica ed un look che ricorda come era almeno dieci anni fa (ma non invecchia mai?) sfodera la prima raffica di pezzi assai datati nella discografia e di impatto devastante, tra le quali spicca una ottima versione di Germi. Dopo l’energico impatto si passa gradualmente agli album più recenti (con una logica preferenza per lo stupendo “Ballate per piccole iene”, quasi interamente riproposto anche perché è davvero difficile scegliere qualcosa da escludere) e l’apice emotivo raggiunto con la accoppiata Ballata per la mia piccola iena-Bungee Jumping, con le consuete orgiastiche deflagrazioni psichedeliche (cosa vuol dire il ritorno di Xabier Iriondo!) che ammaliano il pubblico oramai più che eccitato. Ed è un pubblico che si merita persino gli apprezzamenti della band per il livello di preparazione in materia (non parlerò più male del livello di conoscenze musicali dei concittadini!). Dopo quasi due ore di autentico spettacolo, che ovviamente non tralascia classici come Pelle, Bianca, Male di Miele, Non si esce vivi dagli anni ‘80 e “dimentica” invece l’ultima fatica di studio quasi interamente, ad eccezione dei pezzi garage Pochi istanti nella lavatrice ed E’ solo febbre (si sa, quando non c’è un album appena uscito da promuovere, i live ne guadagnano), il finale ci regala anche una sezione acustica dove spicca la struggente bellezza di Carne fresca esaltata dal soave violino del 'maestro' D’Erasmo. Il congedo definitivo arriva con l’impareggiabile Quello che non c’è che scorre come sigla di chiusura di una giornata perfetta.


Pubblicato il 02/08/2011