Achille Lauro
di Andrea Belmonte

Rolls Royce Tour
3 ottobre 2019
Tuscany Hall, Firenze

La cosa bella dell'estetica contemporanea è che concede spazio a ogni forma espressiva. La moda è che non c'è più una moda: vale tutto, purché ti rappresenti.
E per uno cresciuto in un periodo in cui se arrivavi a scuola con gli occhiali o l'apparecchio venivi bullizzato, questa non può che essere una benedizione.
Così, è una bella sensazione entrare alla Tuscany Hall che attende la prima tappa del Rolls Royce Tour di Achille Lauro e vedere teenager col vestitino leopardato a fianco di qualche avanzo punk stagionato – me compreso - quarantenni (e oltre) venuti qui non tanto per far da scorta ai figli quanto per vedere lui, questo quasi trentenne romano che ha fatto il botto a Sanremo, lasciando molti inorriditi e altrettanti incuriositi.

1969, l'album post-Sanremo, io l'ho ascoltato un sacco di volte e ci ho trovato tanti elementi interessanti: in primis testi ben scritti, inseriti in un corpo espressivo variopinto che funziona dall'inizio alla fine. L'impressione che mi sono fatto, dopo aver ascoltato anche i lavori precedenti, è che l'accoppiata Boss Doms / Lauro abbia votato interamente la propria esistenza all'arte, che si tratti di sfornare canzoni di successo o rappresentarsi attraverso un photo shooting o un costume.
Quindi, l'aspettativa è alta quanto la curiosità di vedere cosa accadrà sul palco.
Perché se oggi fare un bel disco in studio è abbastanza facile, rappresentarlo dal vivo è un'altra cosa.

L'apertura del sipario svela un set da concerto rock, tolto il grande banco da DJ a dominare la scena per il pre-show, che vede alternarsi, in un crescendo di volume e di pacca, tre artisti della scuderia di Boss Doms: per primi salgono gli emergenti Mattway e Uzi Lvke , seguiti da OG Eastbull e Joey. Sul palco gira una bella energia, segno che tutto il carrozzone ha voglia di far festa; il pubblico apprezza, da principio con un po' di freno tirato. Ogni esitazione salta con il deejay set successivo, sapientemente offerto da Gow Muzik*, che tra Led Zeppelin, Nirvana e Oasis spompa ben bene il parterre, surriscaldando gli animi in vista dello show principale.

Ed eccolo, finalmente, l'evento per cui più di 3000 persone affollano la sala.
Una video-carrellata degli eventi simbolo del 1969 ci dà il benvenuto alla festa di Achille: razzi che vanno sulla luna, Marilyn Monroe che canta il buon compleanno a Kennedy e le note di Space Oddity a lanciare finalmente l'ingresso in scena del Nostro con costume alato.
Bowie non è messo lì “tanto per…” ma è quanto di più calzante ci sia rispetto all'estetica che Lauro porta in scena. Il rimando al Duca Bianco, nei costumi e nel modo di tenere il palco è evidente, tanto che l'impressione è quella di trovarsi catapultati a fine anni '60, in una delle prime sale che accoglievano le eccentricità – non subito comprese dal grande pubblico - di Bowie.
Impressione confermata quando il nostro chiede di mettere via i telefonini e ci informa che, in questa festa, “i vestiti non servono”: dopo tutto siamo nel 1969, la stagione dell'amore libero è rifiorita in una fresca sera di ottobre fiorentina.
Il rimando agli anni '60 sarà frequente nella serata, anche nel linguaggio dell'artista, nel suo modo d'altri tempi di rivolgersi al pubblico – “signore e signori, ci chiama” – che profuma di teatro e televisione in bianco e nero.

Ma veniamo alla Musica: è tanta, attraversa tutta la produzione dell’accoppiata Lauro/Boss Doms ed è suonata dall’inizio alla fine dal vivo da una band che vede, oltre al già citato Boss Doms alla chitarra, Nicola Iazzi al basso, Mattia Tedesco alla chitarra e un fenomenale Marco Lanciotti alla batteria.
Anche qui l'attitudine è prettamente rock anni 60/70, con tutte le contaminazioni del caso, certo – techno, dance, latin – ma un'ossatura principalmente live.
La scaletta passa in rassegna vecchie hit – Mamacita, Thoiry, Bulgari, La bella e la bestia, giusto per citarne alcune – che proposte qui con un arrangiamento più suonato guadagnano potenza e convincono più delle versioni da studio, e le immancabili tracce di 1969, che viene suonato quasi per intero.

La band viaggia compatta – anche se l’ascolto è penalizzato da un audio non troppo pulito – mentre Achille si spende e governa la scena con grande mestiere: canta e, da performer navigato, si aggiusta le linee melodiche quando è in difficoltà, mostrando una grande musicalità. A un certo punto fa interrompere le sequenze dal mixer di palco e ferma la band per ascoltare il pubblico cantare insieme a lui: si mette in gioco e sembra sinceramente innamorato di quel che fa, tanto che ti viene facile essere dalla sua, sentirti bene a ballarci insieme.
Tutto sullo stage funziona a meraviglia, i video che fanno da contro-scena sono giusti, funzionano senza rubare spazio a quel che succede sul proscenio: le pailettes, il fumo e le fontane di fuoco che avvolgono il palco nei pezzi killer del disco, su tutti Rolls Royce, rappresentano le ciliegine sulla torta di uno spettacolo – definirlo concerto sarebbe riduttivo – che l’artista ha disegnato e pensato personalmente in ogni aspetto.

A pochi pezzi dalla fine arriva il momento di ascoltare un'anteprima da 1990, il nuovo album in lavorazione: un ascolto non è sufficiente per capire molto, ma la citazione di uno dei temi più importanti della musica dance all'interno di un pezzo difficilmente catalogabile per genere, danzereccio, sì, ma anche molto suonato, fa pensare che in questo nuovo lavoro Lauro ci riserverà interessanti contaminazioni.
La scaletta si chiude con un bis di Rolls Royce, con Boss Doms a fumarsi una sigaretta a qualche centimetro dal pubblico e Achille nel pubblico, o farei meglio a dire sul pubblico.
La festa finisce e, spente le luci e svuotata la sala, l’impressione a caldo è che potrei rivedere questo concerto tranquillamente la sera successiva, certo di divertirmi alla stessa maniera.

L'idea con la quale torno a casa è che la coppia Achille Lauro / Boss Doms, se riuscirà a tenere saldo il timone anche tra le onde alte e imprevedibili della crescente fama, saprà regalare tanta bellezza negli anni a venire.
Spettacolo altamente consigliato ai curiosi e a chi ha voglia di ballare. Sconsigliatissimo a chi pensa di cogliere l’animo di un artista da un’apparizione televisiva ascoltando un paio di pezzi con scarsa attenzione.

Grazie a Valentina Pegorer per averci segnalato il nome del deejay, rimasto nell’anonimato in tutti gli articoli che parlano del concerto.


Pubblicato il 23/10/2019